"LA MIA CASETTA NEL BOSCO" di Giuseppe Inguanta (classe IIE)

 Ciao, sono Galorian e ho 6 anni. In questo periodo si sta parlando molto di me e della mia famiglia, però io e le mie sorelle non abbiamo capito ancora il perché. Ma facciamo un passo indietro.  Noi abitavamo in una casa nel bosco, vicino a un ruscello. I nostri genitori ci avevano detto che sarebbe stato bellissimo vivere lì, che crescere all'aperto avrebbe fatto bene alla nostra salute. Noi eravamo felicissimi di abitare in quella casa e di stare a contatto con la natura. Ed è così che la nostra vita trascorreva tra avventure e scoperte. Noi rispettavamo il bosco e lui rispettava noi, offrendoci cibo e acqua. Abbiamo (anzi, avevamo) degli animali con cui giocare e divertirci sempre: un cavallo, un asino, un cane e moltissime galline. Io... uffh, ero davvero bravo a riconoscere le impronte degli animali, grazie agli insegnamenti di mio padre. Infatti so riconoscere l'impronta di un cervo o di un cinghiale solo guardandole. Non è fantastico?? Beh, per quei tizi vestiti di nero non molto... Comunque, non so riconoscere soltanto le impronte. Nostra madre infatti ci ha insegnato a riconoscere i funghi che fanno bene da quelli che fanno male in base alle loro caratteristiche. Quando finiamo le nostre attività giornaliere, ci sediamo a tavola e aspettiamo di mangiare. Ma prima bisogna accendere il fuoco, quindi tagliamo un po' di legna e la mettiamo ad ardere nel camino. Solo ora possiamo mangiare! Nostro papà prepara dei piatti buonissimi perché ci racconta che una volta era un cuoco. Ci ha spiegato che i cuochi sono persone che cucinano per altre persone in posti chiamati "ristoranti". Gli avevo chiesto se qualche volta poteva portarci in un ristorante, ma lui ha risposto che era meglio rimanere nel bosco. La nostra vita andava bene, ma un giorno cambiò tutto. Nostra madre portò a casa dei funghi che non avevano nessun dettaglio pericoloso. Li controllammo da cima a fondo senza trovare alcun difetto. Come ho già detto noi siamo bravi a riconoscere i funghi velenosi, ma il bosco come può aiutarti può anche farti del male. Ah! Stanno ancora parlando con mamma e papà... non so come finirà... ho molta paura. Dopo che papà preparò i funghi, ci sedemmo a tavola e iniziammo a mangiare. Ma le mie sorelle iniziarono a piangere e a diventare sempre più pallide fino a svenire. Poi toccò anche ai miei genitori. Prima di svenire papà mi disse di cercare aiuto, ed io, veloce come una lepre, andai fuori a cercare aiuto. Ma sentivo che anche io stavo iniziando a sentirmi male. Arrivato davanti alla strada cercai di urlare ma non avevo più voce. Non so cosa sia successo dopo, mentre ero svenuto, ma mi ricordo che quando riaprii gli occhi ero sdraiato su una sorta di letto bianco in un posto tutto bianco. Ero morto e quello era il paradiso? Non sapevo dove fossi, poi di nuovo tutto nero. Quando ripresi conoscenza ero seduto vicino a una signora con un cappotto rosso. La signora mi salutò e anche io, per educazione, la salutai. All'improvviso entrarono nella stanza due signori vestiti di nero, con giacca e cravatta, e con loro c'erano... mamma e papà! Io e le mie sorelle corremmo subito ad abbracciarli, ma per un tempo molto breve perché quei tizi li portarono in una stanza accanto a quella dove eravamo seduti noi. Ed eccoli lì, che parlano ancora di faccende che noi tre non capiamo. Spero che la faccenda si chiuda con un lieto fine, ma dalle grida che sento arrivare dall'altra stanza, ho dei sei dubbi a riguardo...







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