ARLECCHINO SALVA IL CARNEVALE

di Ludovica Famà, classe I E



                                                             

In una buia soffitta, chiuso in un baule impolverato, che non veniva aperto da anni, c’era una maschera tutta colorata. Carnevale era arrivato da poco e per la prima volta non sentiva la musica suonare per strada. Decise allora di uscire dal baule. Lo aprì con i suoi poteri magici: prima uscì una mano, poi la l’altra, infine il corpo. Era Arlecchino.  Provò subito paura: intorno c’era buio e puzza di muffa. L’unico suono che sentiva era quello dell’acqua che gocciolava da un rubinetto. Pensò a cosa potesse essere successo e riuscì ad uscire da una finestra per controllare. Era sceso in strada dove pensava di trovare tutti i bambini in maschera, musica, festa e quant’altro, invece no. C’era silenzio. Doveva salvare quel Carnevale. Cammina, cammina incontrò una maschera di nome Pierrot, che era triste e che gli spiegò che alla gente quella festa non piaceva più. Arlecchino rimase a bocca aperta perché per lui era la festa più bella. Chiese, allora, dove fossero i carri, ma Pierrot gli spiegò che non venivano fatti più perché quei grandi personaggi di cartapesta facevano paura ai bambini. Arlecchino doveva proprio salvare quel Carnevale e per farlo aveva bisogno di una pozione magica luminosissima in grado di dare gioia a tutti. Così si teletrasportò indietro nel passato perché era lì che si trovava. La riportò nel presente e per poterla distribuire a tutta la popolazione decise di salire sul monte più alto della città così che, spruzzata, avrebbe potuto fare effetto su tutti. Così fu. Pian piano la gente, truccata e in maschera, iniziò ad uscire da casa. Le strade si ricoprirono di coriandoli, nell’aria risuonò la musica e ci fu tanto divertimento. Ce l’aveva fatta! Arlecchino aveva salvato il Carnevale. Decise allora che non poteva tornare nel baule e restò felice nel mondo.

 

 

 

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