“Chef per un giorno” di Gaia Gibaldi (classe IIIE)

 

Tutto è iniziato quando la professoressa ci ha parlato di questo concorso. Appena l’ho sentito nominare, mi sono sentita subito curiosa e interessata. Dopo aver capito in cosa consisteva il concorso “Chef per un giorno”, ho deciso di partecipare perché mi piace cucinare e volevo mettermi alla prova.

Da quel momento ho iniziato a fare molte prove a casa. La mia cucina è diventata il mio primo laboratorio: provavo la ricetta che avevo scelto di presentare  più volte, sceglievo con attenzione gli ingredienti e cercavo di migliorare ogni dettaglio. Non sempre andava tutto bene, a volte sbagliavo e mi sentivo scoraggiata, ma non mi sono arresa. Ogni errore mi aiutava a capire come fare meglio. Durante questi esperimeti ho provato tante emozioni diverse: ansia, entusiasmo, paura di non essere all’altezza, ma anche soddisfazione quando il piatto riusciva bene. Più mi esercitavo, più cresceva in me la voglia di continuare e di dare il meglio nel giorno del concorso.

Il giorno del concorso è arrivato più in fretta di quanto pensassi. Mi sono svegliata molto presto, con il cuore che batteva forte per l’emozione. Ero felice ma anche molto agitata, perché sapevo che finalmente avrei messo in pratica tutto quello che avevo provato a casa. Appena arrivata, l’ambiente era pieno di energia: c’erano altri partecipanti, i giudici e tanti profumi che venivano dalla cucina. In quel momento l’ansia è aumentata, ma ho cercato di concentrarmi e di restare calma.

Anche perché non ero sola, c’era anche una tutor gentilissima, allieva di quell’istituto che mi avrebbe aiutato in caso di difficoltà. Ho lavorato tranquillamente anche se attorno a me c’era un gran caos causato dagli altri partecipanti ma io mi sono concentrata solo sul mio piatto. Dopo averlo eseguito sono andata a scegliere i piatti e per la precisione 5 per i giudici e uno, il più bello e particolare, dove ho fatto anche un po’ di disegni scenografici usando i miei ingredienti per la presentazione. 

Finalmente è arrivato il mio momento: sono entrata in sala accompagnata dalla mia tutor e da altri ragazzi tutti con il mio piatto in mano. Ho spiegato  cosa e come avevo preparato il mio piatto ai giudici con la voce un po’ tremante, perché ero emozionatissima. Mentre lo assaggiavano il tempo sembrava essersi fermato. Li osservavo in silenzio, cercando di capire dalle loro espressioni cosa stessero pensando. In quel momento ho capito quanto impegno avevo messo in ogni prova fatta a casa e quanto fosse importante per me essere lì. Anche se ero molto emozionata, mi sentivo orgogliosa di me stessa, perché avevo avuto il coraggio di mettermi in gioco e di credere nelle mie capacità. Qualunque fosse stato il giudizio, sapevo di aver dato il massimo.

La cosa più bella di quel giorno è stata avere mia mamma al mio fianco, a sostenermi e a incoraggiarmi. La sua presenza mi ha dato tanta forza e serenità, anche se ero emozionatissima.





















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