"I LOVE PRAGA" di Viola Bonfiglio (classe IIE)

Un viaggio che mi ha lasciato un ricordo speciale é sicuramente quello nella città di Praga o in lingua Ceca, Prague.

Nelle scorse settimane, abbiamo girato un sacco di negozi, per trovare gli abiti più adatti: scarponi per la neve, cappelli, maglie termiche…

Sabato notte alle due ci siamo svegliati, mia mamma continuava a dirmi che dovevo aggiungere un cappello, una sciarpa e dei guanti, alla valigia, perché avrebbe fatto molto freddo, io ovviamente al mio solito non l’ho ascoltata, ma fortunatamente lei, conoscendomi, ha aggiunto un cappello e una sciarpa di nascosto. Alle tre dopo esserci preparati siamo partiti. Il volo era alle sei e noi siamo arrivati in perfetto orario, tanto da darmi il tempo di mettere le calze di pile sotto i leggings. Il volo è andato benissimo, siamo atterrati e abbiamo preso i biglietti per i mezzi di trasporto pubblici per muoverci.

Lì infatti ci sono pochissime macchine, si usano i mezzi come il tram, la metro e il bus, che sono sempre in perfetto orario, anche se si deve stare molto attenti ad attraversare la strada, perché anche se c’è il verde per le strisce pedonali, il tram ha sempre la precedenza. Siamo  andati a fare il check-in, mia mamma ha scelto un residence in centro, cosicché potessimo raggiungere tutto in poco tempo. Il primo giorno abbiamo visitato la piazza della Repubblica che è la più importante a Praga, dove si trovano due chiese molto rilevanti per questa città, un ortodossa e una cattolica e siamo anche andati sul ponte di re Carlo, il più importante in questo territorio. Facendo tutti questi giri la temperatura man mano si abbassava e il freddo si faceva sentire, soprattutto alle mani, perciò ho comprato subito dei guanti al primo negozietto di souvenir che ho trovato. La sera abbiamo cenato alle sei di pomeriggio, io di solito a quell’ora in Italia faccio merenda, ma non mi è dispiaciuto perché ero molto stanca, perciò tornata al residence mi sono addormentata subito.

Sapete il detto ”Il buongiorno si vede dal mattino”? Bene, con la colazione che fanno lì, non si può dire proprio. Non avevano nemmeno la Nutella, una cosa assurda. Per carità, Praga è bellissima ma il cibo… Vabbè, lasciamo stare. Il secondo giorno, come il terzo, per la gioia mia e dei miei fratelli abbiamo mangiato al Burger King. Alle tre ci aspettava la visita turistica, perciò ci siamo sbrigati e l’abbiamo raggiunta. Praticamente Praga è divisa in due parti, Praga vecchia e Praga nuova e grazie a questo tour in italiano siamo riusciti a visitare tutta Praga vecchia e il giorno dopo anche quella nuova con tanto di visita a castello. La sera abbiamo cenato in un piccolo ristorante nel quale i miei genitori hanno preso il  Gulash, una zuppa tipica all’interno di una ciotola fatta di pane, io invece ho preso una pizza, che pizza non si può chiamare, era una focaccia con sopra del sugo in scatola e un sacco di mozzarella. Il terzo giorno siamo andati alla testa di Kafka, che è una testa fatta in metallo che allo scoccare di ogni ora si muove. Kafka praticamente era uno scrittore che viveva al vicolo d’oro, un vicolo molto importante vicino alla residenza del re, dove viveva anche la sua servitù. Siamo poi andati in un centro commerciale, dove c’era una sala giochi a tre piani bellissima. Mentre eravamo lì si è messo a nevicare e Praga si è ricoperta di un mantello bianco, perciò siamo usciti subito e ovviamente ci siamo messi a giocare. Poi siamo andati alla Casa Danzante, una casa tutta storta, e siamo saliti sulla sua terrazza dalla quale si vedeva tutta Praga. Il giorno dopo ci siamo svegliati presto e abbiamo preso la metro nella quale sono anche caduta sulle scale mobili e siamo arrivati alle 10 all’aeroporto. Abbiamo fatto tutti i controlli e siamo partiti. Durante il volo mi sono addormentata e mi sono risvegliata con il pilota che diceva che avremmo ritardato, io molto tranquillamente ho lasciato perdere e ho cercato di riaddormentarmi, ma c’erano troppe turbolenze e sbattevano tutte le parti, perciò ho chiesto spiegazioni a mia madre e lei mi ha spiegato che c’era troppo vento e l’aereo non riusciva ad atterrare. Facendo tutti questi giri il mio stomaco è entrato in un trambusto continuo, mentre intorno a me vedevo chi si disperava, chi  pregava, chi vomitava e chi entrava nel panico, ma fortunatamente siamo atterrati subito cosicché il  mio stomaco ha potuto avere tregua. Abbiamo pranzato in un autogrill e poi dritti verso casa.



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