"Giù in cantina" di Viola Bonfiglio, Damiano Felis e Andrea Profumo (classe IIIE)

 Ieri sono entrata nella cantina di mia nonna Angela per cercare due dizionari: uno mi serviva per il tema della settimana prossima, uno è un dizionario di latino visto che la prof di recente si è arrabbiata molto perché vorrebbe che fossimo più costanti e attenti, cerco di mettermi in riga e i dizionari potrebbero aiutarmi. Accanto allo scaffale dove erano riposti, ho trovato una valigia abbastanza vecchia, con dentro degli oggetti personali della mia bisnonna Maria, che mia nonna ha conservato e custodito in sua memoria.

All’interno ho trovato una lettera, penso mai spedita perché il sigillo era ancora intatto e non c’erano segni di apertura, così cominciai leggerla.

“Mercoledì, 5 Marzo 1912

Mia cara mamma,

 sento molto la tua mancanza. Vivere da sola e cercare di essere più indipendente possibile è strano per una come me, abituata ad averti sempre accanto, ma ce la posso fare, anzi devo. La vita qui in Germania è molto diversa, molto più innovativa. Il che è un bene visto che ho lasciato casa per cercare lavoro, dato che al sud non ho speranze. Sono molto dispiaciuta per avervi lasciato, ma prometto di farmi sentire sempre. Ho trovato lavoro in una piccola fabbrica. Le ore di lavoro sono tante e torno a casa stanca e rimbambita per tutto il fumo e il caldo che ci sono lì, ma lo devo sopportare se voglio una vita stabile. Molte volte le mie colleghe con cui sono più amica mi chiedono di uscire e stare un po’ con loro, dopo il lavoro, ma non mi va. Non mi piace stare fino a tardi a bere invece di riposarmi per la faticosa giornata di lavoro dell’indomani. Preferisco stare a casa per ricaricare l’energie.

Così mi sembra di sprecare la mia vita tutti i giorni, non sono fatta come loro. Questo lavoro spero sia solo temporaneo. Voglio studiare e laurearmi come Marie Curie, una ragazza speciale che ha vinto addirittura il Premio Nobel! Non mi vanto spesso, ma penso di avere le competenze se mi impegno, per studiare ed essere diversa dalle altre donne che si fanno spesso sottomettere dai mariti. Per questo non credo nel matrimonio, so che tu sei contraria ma finché non troverò un uomo che non pensa di essere meglio di me e non penso di potermi comandare, non ho intenzione di sposarmi. Andare all’università è uno di quei sogni nel cassetto che spero presto di realizzare. Hai visto le novità che ci sono per ora? Il cinematografo...a proposito, l’altro giorno a me e alle mie colleghe hanno chiesto di far parte di uno di questi video che proiettano lì. Ci hanno filmate mentre uscivamo dal lavoro. Non  penso che una cosa del genere possa intrattenere qualcuno, ma mi ha fatto piacere farne parte. Sicuramente in Sicilia non ci  sarà nemmeno l’ombra di queste novità! Sono  anche arrivate le prime automobili, l’altro giorno ne ho vista una per strada, sono fantastiche, magnifiche. Anche prendere un’auto è un mio sogno, costa molto ma sarebbe così bello e utile averne una. Sto anche cercando di interessarmi di più alla politica e non sono d’accordo con questi ideali di nazionalismo e antisemitismo. Tutte queste discriminazioni basate sul nulla non hanno senso. Emigrare come me perché nel tuo paese non hai speranze non è di certo un motivo per essere discriminati. Penso di tornare a casa a fine ottobre per la festa dei morti così possiamo andare al cimitero a trovare i cari insieme, doveva essere una sorpresa ma sai che non sono brava a nasconderti le cose.

La tua cara figlia Maria.

P.S. ti voglio tanto tanto bene, salutami tutti."

(di Viola Bonfiglio)

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Mi trasferii in Piemonte insieme alla mia mamma per lavoro nella vecchia casa del mio bisnonno. Dopo esserci trasferiti, sistemati e aver posato i bagagli, mia mamma disse:

«Devi darmi una mano, io finisco qui, tu scendi a pulire giù la cantina»

Tipico di mia mamma: lei, essendo molto minuziosa, voleva pulire pure il luogo che non avrebbe mai utilizzato e, purtroppo, essendo permalosa e testarda, mi toccava eseguire!

Scendendo giù per le scale mi ricordai che una cantina è un luogo buio e spaventoso; con la paura che mi saltasse in faccia un fantasma, aprii con le gambe tremolanti e, per mia fortuna, non c'era nessuno spirito! Dentro non si vedeva un granché: essendo sbadato e molto goffo, inciampai su una strana scatola, ma non ci badai molto e proseguii l'esplorazione finché non riuscii ad accendere la luce. Dentro non c'era nulla di particolare: solo vecchie scatole di latta, radio antiche che non si accendevano e una collezione di francobolli.

Guardando tutti quegli oggetti antichi iniziai seriamente a preoccuparmi per l'urto,  tornai indietro e vidi una cosa che mi fece impallidire: il coperchio era inclinato e decisi saggiamente di aprirlo definitivamente. Dentro non si capiva bene cosa ci fosse, tra polvere e insetti, ma capii finalmente cosa fosse custodito al suo interno: una foto di mio nonno con dietro un edificio che sembrava una sorta di fabbrica di lattine e una lettera.

Sulla parte superiore c'era un nome con una data: «Marta 1912».

Era un nome che non avevo mai sentito pronunciare a mia mamma ; lei mi raccontava che la mia bisnonna  era morta dopo il parto per tubercolosi e la nonna era cresciuta con sua zia. Io cercai di non aprire la lettera, ma la curiosità mi stava uccidendo, così feci il passo più grande della gamba e la aprii. Sentii subito un odore di rose inebriante e la lettera essendo molto vecchia, si era ingiallita.

Iniziai a leggerla con l'odore di rose che inebriava la stanza:
«Caro Domenico,

 sono Marta, la tua ragazza. Voglio scriverti questa lettera per aggiornarti un po' della situazione: sono arrivata a Londra come mi avevi detto, per prendere il "Titanic", la nuovissima nave da crociera, e in questo modo ci rincontreremo a New York per raccontarci tutto. Ho abbandonato l'Italia durante il suo periodo di maggior splendore. Devi sapere che, per quel poco tempo che ci sono stata, mi sono innamorata della sua storia, di come abbia raggiunto l'unità  lottando per ottenere un unico paese ed una sola lingua. Però ci sono diverse cose che mi fanno storcere il naso: la grande differenza tra Nord e Sud, perché a Nord l'industrializzazione procede velocemente, invece questo non avviene al Sud. Poi c'è una novità che ti sorprenderà:  il prossimo anno ci saranno le elezioni!”

 Pensai tra me e me: "Vero, l'abbiamo studiato di Storia, salirà al governo Giolitti che non si occuperà dello sviluppo del Sud facendolo retrocedere".

“E tu potrai votare chi ti convincerà di più; noi donne invece purtroppo non potremo.”

Questa parte di lettera mi riportò alla mente il fatto che le donne, a quei tempi, non avevano diritto di voto e che c'erano le suffragette che lottavano per il suffragio universale.

“ Speriamo che riusciremo prima o poi a votare insieme. Ti volevo aggiornare pure dei miei progressi con la lingua, infatti io ho imparato l'italiano, ma purtroppo c'è ancora qualcuno che non l'ha imparato. Ti devo aggiornare anche sul fronte divertimenti: sai che qui c'è  il cinematografo? Lo hanno ideato in Francia i fratelli Lumière;  non ci crederai, ma ci sono andata! E ho avuto paura!»

Ma come, paura? Pensai, «Paura? Vabbè vediamo come continua...»

«Ho avuto paura di un treno che correva e sono scappata via!». Vero, la professoressa lo aveva accennato, alle prime riproduzioni cinematografiche le persone si spaventavano pure di queste cose semplici e banali!"

«Questo viaggio che mi hai offerto è una novità che sinceramente un po' mi spaventa; non vedo l'ora di arrivare e che tu mi faccia vedere la tua nuova fabbrica di latta, la tua collezione di radio di varie marche e la tua auto».

Ma allora il bisnonno possedeva un'auto! Esplorai un po' casa con la lettera ancora in mano che sventolava e trovai nel giardino sul retro un telo che copriva un'auto che sembrava simile a quella che avevo visto sul libro di storia. La professoressa aveva spiegato che quest'auto era stata inventata da Ford, un uomo che prima lavorava nel settore della creazione della lampadina e che aveva inventato l'auto Ford.  

“Non vedo l'ora di rivederti, 

Marta”. 

Alla fine della lettera notai che c'era una foto di lui e lei che si abbracciavano: lui vestito in ghingheri ("In confronto a lui sembro un pezzente", pensai tra me e me) e lei con un abito da sera elegante. E quindi, pulendo la cantina, trovai una parte preziosa del mio passato. Per una attimo non ci pensai molto, ma poi mi ricordai che lei era partita col “Titanic “, la nave da crociera più conosciuta al mondo per essere affondata causando una strage! Ma allora il nonno non rivide più la sua prediletta! Mi scese una lacrimuccia finché non mi accorsi che sul fondo della scatola c' era un’ altra lettera scritta da mio nonno ma, prima che potessi aprirla,  mia mamma mi chiamò per cena. Essendo un ficcanaso, però, non riuscì a resistere e la aprì il giorno dopo, dentro non c'era scritto un granché, perché mio nonno era un uomo che arrivava sempre al succo della situazione, ma la  frase che mi colpì di più fu:

“Cara Marta so che oramai tu non ci sei più ma la mancanza di averti vicina o di poterti abbracciare solo per un sorriso mi fa battere forte il cuore…. oramai la tua Italia è in guerra e non so se noi Italiani ne usciremo integri, finalmente sono riuscito a risponderti anche se so che non riuscirai a leggere questa lettera, saluti più sinceri,

il tuo Domenico.”

 In quel preciso istante io scoppiai in lacrime per il mio bisnonno  defunto a cui riserverò sempre uno spazio speciale nel mio cuore.

 (di Damiano Felis)

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Era, fino a poche ore fa, un normale sabato come tutti gli altri. Mi alzo con tutta la calma alle 9:30, vado in cucina, faccio colazione, con il solito latte e i biscotti, lavo i denti e procedo per andare sul divano. Ma neanche il tempo di sedermi che mia madre mi dice :"André, vai, velocemente, a prendere lo sgrassatore in cantina chè devo pulire." Ovviamente non posso dire di no e vado. Arrivato giù in cantina cerco lo sgrassatore e tra tutte le cose messe in disordine trovo su uno scatolone una lettera. Questa aveva una decorazione perfetta e con la solita ceralacca rossa a chiuderla. La giro e vedo scritto un nome familiare, cioè, Gabriele . Adesso ricordo: è il mio bisnonno. Apro la lettera e inizio a leggere:

" Cara Lia,

 è da tanto tempo che non ci vediamo e quindi ti scrivo questa lettera per dirti che qua al sud si vive bene, ma non benissimo come al nord suppongo. Non riesco neanche a  venire lassù perché quel presidente del consiglio, Giolitti, non vuole costruire neanche un pezzo di ferrovia decente. A parte questo, qui stiamo bene, tua madre da quando sei andata via ha un piatto in meno da cucinare e questo la rende un po' triste, ma tutti qui sentiamo la tua mancanza. So che hai trovato lavoro presso una fabbrica della Ford, ma che non sei retribuita come gli uomini e che stare tutto il tempo a fare lo stesso movimento è molto noioso, mi è dispiaciuto saperlo, ma per andare avanti devi farlo. Ho sentito dire che lì al nord è arrivato dalla Francia, grazie a due fratelli, non ricordo bene come si chiama , ma credo il cinematografo. Dicono sia come una fotografia ma in movimento, vabbè pensa tu ad aggiornare il tuo vecchio. Le tue sorelle stanno bene, ma se continuano cosi presto mi faranno diventare pazzo, bisticciano per ogni cosa, che sia il posto a tavola o il posto per fare i compiti, per chi ha più cibo nel piatto, per chi deve tenere la radio, insomma, per qualsiasi cosa. Oggi ci sarà una delle tante manifestazioni per mettere in pari il nord e il sud. Insomma a Giolitti non piacciono i terroni! A lui sembra quasi che il sud sia un mondo a parte e che non faccia parte dell'Italia. Qui ferrovie, stazioni, ospedali e scuole sono come quelle di un secolo fa. Per me, continuando così, la Sicilia in futuro diventerà la regione più in degrado d'Italia. Da poco hanno pubblicato un libro che dice che gli ebrei si stanno organizzando per attaccarci, ma io non ci credo molto, insomma vivono tra noi e non li ho mai visti litigare con nessuno. Ma tornando a noi, spero che tu viva bene. Da noi è tutto, ti mandiamo un abbraccio, a presto.

 Gabriele                 22/10/1912 "                                                                                                                   Non ho mai visto una lettera cosi accurata, anzi non ho mai visto una lettera visto che non si usano più. Dopo aver finito di leggere faccio vedere la lettera a mia madre, ma lei invece di leggerla dice:" E lo sgrassatore?!" E prima ancora che lei prenda la ciabatta corro subito verso le scale.

 Dopo aver recuperato il famoso sgrassatore vado nel letto ancora disfatto per riflettere su quanto poteva essere lo stesso bella la vita senza tecnologia, su quanto potesse essere frustrante essere dalla parte dei più deboli e svantaggiati e della mancanza che si ha quando qualcuno a noi caro è lontano.

(di Andrea Profumo)



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